La 2016 stata un’annata celebratissima ma che soffre sempre dei paragoni con la vicina e altrettanto buona 2015. Valutarla qui senza altri anni 10 accanto è illuminante per capire come in realtà va annoverata tra le annate di potenza e ricchezza e per La Selvanella significa che il lato panzanese del cru si sente maggiormente. Bellissima nota di mora di gelso, ribes nero, prugne, amarene con tocchi di resine e castagno a far immaginare un inizio evolutivo promettente. Bocca pulsante viva, bel corpo fruttato con rivoli balsamici e tannici a dare un notevole equilibrio. Pepolino e salvia sul finale lo sfinano non poco rendendolo tutto sommato adatto anche alla pasta con il sugo di Prosciutto di Paolo Gori dove il duetto con gli agrumi del sugo e i ricordi dell’arancia nel vino funzionano benissimo.
Tornando al millesimo, possiamo dire che la 2016 è stata alla fine un’annata considerata un po’ ovunque superiore alla già celebrata 2015 ma che, come tutte le generalizzazioni, porta confusione. In Italia, ma anche solo in Toscana (la patria di Sassicaia 2015 top 100 WS e 100/100 da Parker con la 2016 ) quello che è valido per il cabernet non lo è automaticamente per il sangiovese e ciò che è valido sulla costa o a Montalcino non è valido automaticamente in Chianti Classico. Dove ad esempio, lo possiamo dire, la 2016 batte nettamente la già molto buona 2015 per eleganza, finezza e promesse di longevità e anche nel caso della Selvanella possiamo confermarlo.